Pubblicazioni

Massimo De Angelis,
Adolf Hitler. Una emozione incarnata.
Rubbettino 2018

Massimo De Angelis, Adolf Hitler. Una emozione incarnata, Rubbettino 2018

Dopo i risultati elettorali in Germania e l’avanzata delle forze nazional-populiste in pressoché tutto il Continente si impone una riflessione profonda sul senso delle paure che emergono nello spazio sociale europeo. Il libro di Massimo De Angelis è uno straordinario strumento per analizzare la politica delle emozioni e il significato filosofico della guerra civile europea.

Prefazione di Ernst Nolte

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesca Brezzi, Gioco senza regole. Homo ludens, filosofia, letteratura e teologia, Castelvecchi 2018

Francesca Brezzi, Gioco senza regole. Homo ludens, filosofia, letteratura e teologia, Castelvecchi 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rocco Pezzimenti. Perchè è nata la dottrina sociale della Chiesa? Rubbettino Editore 2018

Rocco Pezzimenti, Perchè è nata la dottrina sociale della Chiesa?, Rubbettino Editore 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Casu, La Memoria e il Sacro. Appunti di viaggio nella letteratura del primo Novecento. Nemapress 2017

Antonio Casu, La Memoria e il Sacro. Appunti di viaggio nella letteratura del primo Novecento, Nemapress 2017

 

 

 

 

 

 

 

Cesare Salvi, Teologie della proprietà privata.
Rubbettino 2017

 Cesare Salvi, Teologie della proprietà privata, Rubbettino 2017

 

 

 

 

 

 

 

A cura di E. Capuzzo, A. Casu, A.G. Sabatini, L’Italia e gli italiani nella Grande Guerra.
Rubbettino 2016

 L’Italia e gli italiani nella Grande Guerra. Politica, economia, arte e società (1915-1918), Rubbettino 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paola Binetti,
Maternità surrogata: un figlio a tutti i costi.
Magi Editore 2016

Paola Binetti, Maternità surrogata: un figlio a tutti i costi, Magi Editore 2016

 

 

 

 

 

 

 

Carla Benocci,
Il Palazzo Sforza Cesarini a Santa Fiora.
Effigi editore 2016

Carla Benocci, Il Palazzo Sforza Cesarini a Santa Fiora, Effigi editore 2016

 

 

 

 

 

 

 

Carla Benocci,
I Giardini dei Minimi di S. Francesco di Paola. La fortuna europea dalla Calabria, a Roma, in Francia.
Rubbettino 2017

 Carla Benocci, I Giardini dei Minimi di S. Francesco di Paola. La fortuna europea dalla Calabria, a Roma, in Francia, Rubbettino 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a cura di C. Benocci, A. Casu e G. Ingegneri,
Enrico VIII e lo scisma anglicano. Un manoscritto anonimo secentesco.
Fontana di Trevi edizioni 2016

A cura di C. Benocci, A. Casu e G. Ingegneri, Enrico VIII e lo scisma anglicano. Un manoscritto anonimo secentesco, Fontana di Trevi edizioni 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Pacifici,
Le maschere del male. Una sociologia.
Franco Angeli 2015

Giorgio Pacifici, Le maschere del male. Una sociologia, FrancoAngeli 2015

 

 

 

 

 

 

 

Cesare Salvi,
Capitalismo e diritto civile.
Il Mulino 2015

Cesare Salvi, Capitalismo e diritto civile, il Mulino 2015

 

 

 

 

 

 

Rocco Pezzimenti,
Etica, le sfide della modernità.
Rubbettino 2014

Rocco Pezzimenti: Etica. Le sfide della modernità, Rubbettino 2014

 

 

 

 

 

 

 

Pier Luigi Gregori,
Questo piccolo grande schermo.
Colosseo Editore 2014

Pier Luigi Gregori, Questo piccolo grande schermo, Colosseo Editore 2014

 

 

 

 

 

 

Antonio Casu,
Etica politica democrazia.
Rubbettino 2014

Antonio Casu, Etica politica democrazia, Rubbettino 2014

 

 

 

 

 

 

 

Rocco Pezzimenti,
Il pensiero politico del XX secolo. La fine dell’eurocentrismo.
Rubbettino 2013

Rocco Pezzimenti, Il pensiero politico del XX secolo. La fine dell’eurocentrismo, Rubbettino 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Casu,
Il potere e la coscienza. Thomas More nel pensiero di Francesco Cossiga.

Antonio Casu, Il potere e la coscienza. Thomas More nel pensiero di Francesco Cossiga, Rubbettino 2011

 

 

 

 

 

 

 

Carla Benocci,
Uomini e donne illustri di casa Sforza. La collezione di ritratti.
Associazione Dimore Storiche Lazio 2014

Carla Benocci, Uomini e donne illustri di casa Sforza. La collezione di ritratti, Associazione Dimore Storiche Lazio 2014

 

 

 

 

 

 

Carla Benocci,
La pergola d’uva e il vino. Le vigne Sforza Cesarini a Roma e nel Lazio.
Davide Ghaleb Editore 2014

Carla Benocci, La pergola d’uva e il vino. Le vigne Sforza Cesarini a Roma e nel Lazio, Davide Ghaleb Editore 2014

 

 

 

 

 

 

 

 

Paola Binetti,
Cuestiones bioeticas en el contexto de la vida familiar.
Biblioteca Autores Cristianos 2015

Paola Binetti, Cuestiones bioeticas en el contexto de la vida familiar, Biblioteca Autores Cristianos 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Thomas More,
Utopia.
Traduzione di
Ortensio Lando.
A cura di
Antonio Casu. Fontana di Trevi Edizioni 2012

“Le molteplici quanto discordanti interpretazioni dell’utopia moreana lasciano chiaramente intendere la ricchezza e la poliedricità del testo, di cui senso e prospettiva possono essere meglio disvelati, analizzando un aspetto più trascurato e pure di fondamentale importanza per la comprensione dell’opera, quello dei presupposti necessari per il funzionamento del consorzio civile, un piano insieme pre-politico e pre-normativo, relativo ai fondamenti della norma ed alle motivazioni della sua accettazione da parte del corpo sociale. Questo aspetto, più di altri, costituisce davvero, come da più parti si è detto dell’opera di More, una sfida per la modernità.” (dalla Introduzione di Antonio Casu)

 

 

 

 

 

a cura di Luca Poggi,
Silvio Pellico,
Tommaso Moro.
Fontana di Trevi Edizioni 2014

 “Nella vita e nella morte di Moro, Pellico, letterato ‘impegnato’, rivede la sua stessa vita, la vita di un uomo imprigionato per aver lottato per ideali di libertà e per essersi opposto ad una tirannia politica e, come lui, per aver trovato nella fede un forte sostegno ai suoi ideali. Come egli stesso riconosce nella dedica della sua nuova opera, Pellico era affascinato dalla possibilità di rendere in una tragedia la morte di Tommaso Moro, il contrasto tra ‘la tirannia del re apostata’ e ‘la rettitudine del fido cattolico suo oppositore'”. (Dalla Prefazione di Luca Poggi)

 

 

 

 

 

 

 

 

di William Roper a cura di Giorgio Faro

di
William Roper
a cura di
Giorgio Faro

“La biografia, ‘più antica, più intima e più bella su Tommaso Moro’, fu scritta in esilio, nel 1556, dal genero di More, William Roper. La prima edizione fu stampata a Parigi nel 1626. Si potrebbe pensare che, trattandosi del genero, ci troviamo di fronte ad una biografia di parte. Eppure, ciò che avviene è che essa ci pare narrata quasi asetticamente, in modo scarno e sobrio, cosa che – di solito – non avviene nelle operette di glorificazione dell’eroe, dove gli amici dell’eroe fanno sempre un’eccellente figura. Ciò che qui colpisce è proprio la spontaneità e la freschezza ingenua del racconto di chi era giovane, quando si svolsero i fatti narrati. Benché Roper abbia scritto solo quest’opera, non di meno pare che questa costituisca uno dei più attraenti esempi di biografie cinquecentesche, in lingua inglese.” (Dalla Introduzione di Giorgio Faro)

 

 

 

 

 

 

 

di Torquato Accetto a cura di Pala Ricci Sindoni

di
Torquato Accetto
a cura di
Pala Ricci Sindoni

“Se ne accorse per primo Benedetto Croce, a cui si deve nel 1928 la riscoperta di questo trattato, ristampato dopo la prima edizione del 1641, e da lui considerato come ‘la meditazione di un’anima, piena di luce e dell’amore del vero, che da questa luce stessa e da questo amore trae il proposito (proposito morale) della cautela e della dissimulazione’. Come avverte il filosofo napoletano, questo termine, non privo di ambiguità, appare nell’uso linguistico assai carente del suo pieno significato, se non lo si legge come attitudine morale che invita al raccoglimento dentro la propria interiorità, per ritrovare in essa le ragioni della speranza e del coraggio nei confronti della violenza e dell’oscurità del mondo esterno.” (Dalla Prefazione di Paola Ricci Sindoni)

 

 

 

 

 

 

di Madame de Staël traduzione di Giorgio Pacifici a cura di Daria Galateria Acquista di Madame de Staël traduzione di Giorgio Pacifici a cura di Daria Galateria

di
Madame de Staël
traduzione di
Giorgio Pacifici
a cura di
Daria Galateria

“Dieci anni di esilio, amabilmente messo a nostra disposizione, che qui viene per la prima volta riprodotto; e nostra è la trascrizione, anch’essa inedita per la prima metà, riservata al ritratto di Bonaparte a Parigi; una seconda parte, che copre il viaggio a Berlino e in Italia del 1803-1805, è stata trascritta nel 1996 da Mariella Vianello Bonifacio per la mirabile edizione del 1996 curata da Simone Balayé. Questo inedito insieme dei testi criptati mascherati è la bella metafora di madame de Staël – conservati a Coppet costituiscono un’immagine terribile e concreta della persecuzione patita da madame de Staël a opera di Napoleone, e della vigilanza inesausta della sua polizia.” (dalla Prefazione di Daria Galateria)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Antonio Casu Saggio bibliografico a cura di Sara Garofalo ed Emanuele Rizzo

di Antonio Casu
Saggio bibliografico
a cura di
Sara Garofalo ed Emanuele Rizzo

 “Di Schumpeter ci resta la diagnosi secondo cui il capitalismo “mina alla base gli istituti sociali che lo proteggono e crea ‘inevitabilmente’ condizioni in cui esso non potrà vivere”, e dunque la consapevolezza che il capitalismo genera inseparabilmente ricchezza e disuguaglianze, e che alla lunga può garantire la sua sopravvivenza solo contenendo le spinte egualitarie. (…)  Se è vero che da questa riflessione si origina la sua teoria democratica, e la riduzione della democrazia politica a procedura, a metodo, a pura competizione per il governo, è anche vero che in questa teoria vi è anche la consapevolezza che il destino della democrazia politica non è scritto, e quindi anche quello della nostra civiltà”. (Dalla Prefazione di Antonio Casu)

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  • EDITORIALE

    Tommaso Moro e l’Utopia necessaria. Un’altra idea di Europa.

    di Antonio Casu

    Sono trascorsi cinquecento anni dalla pubblicazione, a Lovanio, della prima edizione di «Utopia» di Thomas More, uno dei pochi libri, è stato scritto, che ha davvero inciso sulla storia del mondo. Eppure, nel tempo, il termine Utopia ha finito per assumere una prevalente connotazione negativa. La si è spesso intesa come sinonimo di ideale astratto, di chimera irraggiungibile, contrapposto ad una visione concreta e realistica della società e della storia. Neppure ha giovato alla considerazione del termine l’uso che ne hanno fatto ideologie e teorie politiche dei secoli recenti, che hanno finito per trasformare la promessa di una società migliore, o addirittura perfetta, in regimi oppressivi e totalitari.
    In sostanza, si è finito per ricondurre l’Utopia a progetti velleitari oppure a pericolosa illusione, oppio della ragione. Così, alcuni l’hanno demonizzata, come Solgenitzsin, che la riteneva l’origine delle dittature contemporanee, o Popper, che la riteneva inscindibile dalla violenza, o Berlin, critico del presunto desiderio di perfezione che sarebbe insito nell’Utopia sociale. Altri hanno tentato di appropriarsene, come Marx il quale, privilegiandone gli aspetti di critica sociale dell’Inghilterra del suo tempo annoverava Tommaso Moro tra i precursori del comunismo.
    Ma naturalmente non si possono attribuire all’opera di More le conseguenze delle degli usi e delle interpolazioni storiche successive. «Utopia» è invero una costruzione allegorica, dunque a più livelli di lettura. Un racconto non vero, ma verosimile, in cui alla fine il verosimile ci indica il vero.
    Non un solo particolare, nel libro, è irrilevante. La storia è raccontata da una voce narrante, Raffaele (il nome dell’Arcangelo che significa Dio guarisce) Itlodeo (il cui etimo Izlos daíein significa raccontatore di bugie, burlone). Itlodeo, un navigatore esperto, che aveva navigato con Vespucci, racconta di una terra che era in origine una penisola chiamata Abraxa (ábrektos, su cui non piove, spiegava Lupton) collegata alla terraferma da un istmo che il suo conquistatore Utopo fece resecare, e che quindi da lui prese il nome di Utopia (ou-tópos, non luogo), e che in precedenti stesure del libro era indicata come Nusquama (nusquam, in nessun luogo) ed anche Eutopia (eu-tópos, luogo felice).
    L’isola che non c’è aveva come una capitale denominata Amauroto (città fantasma), era attraversata dal fiume Anidro (senz’acqua), governata dal principe Ademo (senza popolo), amministrata da Tranibori (tranós borós – vistosi mangiatori) e da Sifogranti (sýfos ghérontes – anziani altezzosi), difesa da Zapoleti (zoe poléin –  mercenari), e aveva per vicini Acori (akóros – senza terra) e Polileriti (polús-lérosítes – nativo di molte ciance), e via dicendo. Thomas More ci dice, dunque, che la fondazione dell’Utopia comporta la scelta di tagliare i ponti con il passato; di superare il limes della terraferma delle nostre convinzioni e abitudini, e delle illusorie certezze; di inoltrarsi nel mare aperto della conoscenza, empirica e spirituale. Solo così si potrà aspirare a giungere all’isola felice della libertà e del buon governo.
    Ed inoltre, se l’Utopia risiede in un luogo felice che non sta in nessun luogo, e dunque in nessun luogo può sussistere un luogo davvero felice, allora non trova fondamento alcuno l’attesa messianica della perfezione in terra, l’aspettativa di raggiungere una società perfetta. Vi è solo il diritto-dovere di migliorare il mondo, in ogni luogo e condizione. Cominciando da noi stessi.
    L’Utopia di Tommaso Moro è in realtà una critica del potere, una sublime satira del potere.
    Tommaso Moro, diceva Luigi Firpo, ci invia un messaggio nella bottiglia. E ci svela il volto oscuro del potere, che comanda ma non libera, lasciando a noi il compito di migliorarci, di raggiungere la saggezza mediante la ragione. Il fine dell’Utopia è dunque la saggezza, quella che Francesco Cossiga definiva, proprio parlando di More, il bene comune possibile.
    In quei pochi anni, agli inizi del Cinquecento, a un quarto di secolo dalla scoperta dell’America, l’insieme delle categorie politiche e giuridiche medievali implode, come ci spiega Carl Schmitt in «Terra e mare» e soprattutto nel «Nomos della Terra».
    Così avviene che la scoperta del Nuovo mondo genera la ricerca di un Mondo Nuovo, e che tale ricerca costituirà la causa e il motivo unificante della letteratura utopistica che dopo More prenderà le mosse, anzi… il largo.
    E avviene anche che in questa ricerca, e a causa di essa, matura il paradigma moderno del potere: l’«Elogio della Follia» di Erasmo è del 1511, «Il Principe» di Machiavelli è del 1513, l’«Utopia» come si è detto viene pubblicata nel 1516, «Le istituzioni del principe cristiano», ancora di Erasmo, sempre nel 1516.
    La teoria politica medievale è consegnata agli archivi. Il conflitto tra ragion di Stato e Utopia segnerà indelebilmente la storia politica del Vecchio Continente, e con esso la lucida consapevolezza della necessità di un’alternativa umanistica al predominio della scienza e della tecnica, in sostanza della necessità di un sistema di valori al quale ancorare il progresso scientifico. L’isola che non c’è è anche un luogo di buon governo: “de optimo rei publicae statu”, recita il titolo dell’opera.
    Vi è ancora un altro aspetto che occorre sottolineare. L’Utopia di Thomas More è l’ultima visione unitaria dell’Europa, e del suo ruolo guida nella storia del mondo, prima della stagione degli scismi e delle chiese nazionali, prima della separazione tra fede e ragione che ha separato irreparabilmente la civiltà europea dal suo primato, consegnandolo ad altri protagonisti.
    Una visione, quella di Tommaso Moro, che restituisce alla libertà, anche religiosa, e alla cultura, dunque alla conoscenza, una centralità che avrebbe impedito questa deriva.
    Che teorizza una separazione virtuosa tra sfera politica e sfera religiosa che da una parte richiama l’essenzialità del precetto evangelico e dall’altra anticipa la fine del temporalismo. Con secoli di anticipo rispetto al “Libera Chiesa in libero Stato”.
    Che promuove una visione antropologica della società basata sulla centralità della persona, tanto da teorizzare, per la prima volta, l’abolizione della pena capitale. Ben prima di Beccaria, il quale peraltro, nel capitolo XXVIII della sua celebre opera «Dei delitti e delle pene» subordina il divieto di irrogazione alla pena capitale alla sicurezza dello Stato e alla tutela dell’ordine pubblico, e dunque in sostanza alla ragion di Stato.
    Una visione, dunque, anche profetica, perché addita un percorso che è stato ripreso secoli dopo. Un santo campione dello Stato laico, lo definiva ancora Cossiga.
    Perché, in ultima analisi, l’Utopia non è uno stato emotivo, né un rifugio consolatorio dello spirito, né una manifestazione di buonismo politico. Né tantomeno una fuga dalla realtà. Al contrario, l’Utopia è l’unica alternativa possibile al fatalismo, alla rassegnazione, alla supina accettazione dei rapporti di forza che regolano la società.
    L’Utopia è l’altra faccia della Norma. Senza Norma, senza la Legge, la società scivola nell’anarchia e nella dissoluzione. Ma senza Utopia, la realtà si conforma ineluttabilmente ad un Ordine improntato alla legge del più forte.
    L’Utopia è lo spazio di libertà dell’uomo di fronte all’Ordine.
    L’Utopia è dunque una lucida, consapevole, e spesso costosa, assunzione di responsabilità. Ma è una responsabilità necessaria.
    Perché nessuno può pretendere di possedere tutta la verità, o di possederla solo per sé, o di esserne unico interprete. E nessuno ha diritto di attingere da solo a quella fonte. Al contrario, occorre aprirsi alla conoscenza, degli altri e dell’altro. Perché solo la conoscenza conduce alla verità, e solo la verità rende liberi.

     

    da Tempopresenterivista, 25 OTTOBRE 2016

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